Lungi dall’essere dimenticato, l’Olocausto è diventato l’evento da non dimenticare mai e che si deve impedire che accada nuovamente. L’averlo affrontato, non solo ha costituito un atto di moralità esemplare, ma ha fatto sì che nascesse un meccanismo per contrastare il verificarsi di altre atrocità, attraverso l’istituzione di un regime di diritto internazionale umanitario. Negli ultimi decenni, quella che lo storico Enzo Traverso chiama la «religione civile» della memoria dell’Olocausto «è servita come paradigma per costruire la memoria di altri genocidi e crimini contro l’umanità, dallo sterminio degli armeni alle dittature militari in America latina, dalla carestia del Holodomor in Ucraina fino alla Bosnia e al genocidio dei Tutsi in Ruanda».Allo stesso tempo, ciò ha anche fornito una sorta di carte blanche. Come recentemente avanzato da Peter Beinart, all’indomani dell’Olocausto la «vita ebraica contemporanea» ha finito con l’essere permeata da un senso di «falsa innocenza», che «camuffa il predominio da autodifesa». Perché, se è vero che non si può dimenticare ciò che non si ricorda, il ricordare deve avere invece delle conseguenze, soprattutto quando è impacchettato con l’impegno del «mai più». Se quel «mai più» non è più soltanto uno slogan inciso su un monumento, ma fa parte di un’ideologia di Stato, quando diventa cioè il prisma attraverso cui si percepisce la realtà, trasformando ogni minaccia, ogni problema di sicurezza, ogni sfida alla legittimità o alla rettitudine dello Stato in un pericolo esistenziale e genocida, a quel punto decade ogni limite e deve essere concesso tutto ciò che possa tutelare coloro che hanno già affrontato l’annientamento. È una visione del mondo, scrive Beinart, che «offre infinite licenze alla fallibilità degli esseri umani».Una volta che i militanti di Hamas vengono visti come dei moderni nazisti, Israele può essere immaginato come un angelo vendicatore che debella i suoi nemici con il fuoco e con la spada. Durante la mia infanzia e giovinezza in Israele, l’Olocausto era un simbolo di vergogna e di negazione: se e quando veniva rievocato, era ricordato come un periodo in cui gli ebrei venivano condotti come pecore al macello. Negli anni, invece, via via che crescevo è diventato qualcosa di completamente diverso: una storia di solidarietà, di orgoglio e di eroismo ebraico. È questo senso del «mai più» che ha consentito alla maggior parte dei cittadini ebrei israeliani di considerarsi moralmente superiori, mentre essi, il loro esercito, i loro figli e nipoti hanno polverizzato ogni centimetro della Striscia di Gaza. La memoria dell’Olocausto è stata, paradossalmente, ingaggiata come giustificazione sia della distruzione di Gaza sia dello straordinario silenzio con cui una simile violenza è stata accolta.Come da me argomentato in questo libro, negli ultimi due anni Israele ha condotto un’operazione genocida a Gaza, e tutto lascia intendere che ciò facesse parte di una strategia politica deliberata, coerente con la retorica politica e militare utilizzata, il cui scopo era «incoraggiare» i palestinesi ad abbandonare del tutto la Striscia. Il 26 gennaio 2024, la Corte internazionale di giustizia ha ordinato che «Israele debba, conformemente ai suoi obblighi ai sensi della Convenzione sul genocidio, nei confronti dei palestinesi a Gaza, adottare tutte le misure in suo potere per impedire la commissione di tutti gli atti che rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo II della presente Convenzione» e che «debba adottare tutte le misure in suo potere per prevenire e punire l’istigazione diretta e pubblica a commettere genocidio nei confronti di membri del gruppo palestinese nella Striscia di Gaza».Per tutta risposta, in occasione di un comizio politico in Israele, e poi anche in un’intervista rilasciata a The Wall Street Journal, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha chiesto pubblicamente di «incoraggiare» la popolazione di Gaza a lasciare definitivamente la Striscia, il che potrebbe essere interpretato precisamente come un incitamento alla pulizia etnica. Ciò è avvenuto poco più di un anno prima che il presidente Trump avanzasse una proposta del tutto simile. Inoltre, allorché il cessate il fuoco entrato in vigore il 19 gennaio 2025 – il quale ha consentito lo scambio di ostaggi con prigionieri palestinesi – è stato arbitrariamente violato da Israele il 18 marzo, le Idf hanno sferrato nuovamente una serie di massicci attacchi aerei in cui hanno perso la vita altre migliaia di civili palestinesi. In base a diversi rapporti attendibili, provenienti da Israele, le Idf avevano pianificato di assumere il controllo dell’intera Striscia, installandovi un regime militare, e di trasferire tutta la popolazione in una piccola enclave situata a Sud per poi indurla con le pressioni militari e con la fame ad abbandonare del tutto la Striscia. Nel frattempo, secondo un’inchiesta dell’organo di stampa israeliano Local Call, pubblicata a metà maggio 2025, ogni giorno diverse ruspe erano impegnate nella demolizione di centinaia di case, per cui a Rafah, ad esempio, è rimasto intatto solo il 4% delle abitazioni, mentre il 30% è andato completamente distrutto.
Shoah: premessa di un genocidio
I militanti di Hamas equiparati a moderni nazisti: in questo modo Israele può essere immaginato come un angelo vendicatore. Il saggio di Omer Bartov “Nell’abis







