"Esiste un buco nero che ti cattura, con il quale combatti. Più tenti di essere luce e più l’ombra prova a inghiottirti". Patricia è luce. Ha attraversato un mondo pieno zeppo di punti oscuri, dal quale si è sempre tirata fuori, accompagnata solo da “amuleti“: un angioletto di ceramica che ha disteso su una stoffa fucsia, una statuetta con due figure alate, che un pò ricordano Apollo e Dafne. Il profano ma soprattutto il sacro, lì incastrato tra le pagine aperte di un volume del Vangelo. Passi che sottolinea, legge, rilegge, consiglia. È composto così il suo altare-davanzale al Padiglione Cielo Stellato di Opera Cardinal Ferrari, dove vive da pochi mesi con altre sei “sorelle”, come le chiama lei.

"Nei momenti più difficili, ho trovato sempre forza tra queste pagine. Altrimenti davvero non so... Quando mi guardo indietro..." Alza i grandi occhi neri e continua, "non lo so nemmeno io come ho fatto". Patricia ha 57 anni ed è una donna trans. È nata in Brasile e si è lasciata indietro casa quando aveva 12 anni per "costruire un mondo tutto mio". Il suo passato è fatto di persone che "mi hanno aiutato a sprofondare". Una vita prima agiata, che poi si è sgretolata. Dal 2019 "per me è iniziato un periodo devastante. Non avevo più un lavoro, uno dei miei migliori amici si è ammalato e ho perso mia madre. Ho fatto il giro di tutti i dormitori di Milano. Mi sono trovata senza punti di riferimento, rendendomi conto che anche il Paese nel quale sono nata per me era ormai un posto estraneo. Ora sono qui, che è diverso. È casa", racconta. Questa casa è composta da sette stanze, una grande cucina e un salottino. È un luogo protetto nel quale vengono accolte donne senza fissa dimora, che non hanno un posto dove andare. E la vita per strada per le donne può essere ancora più devastante.