Un incontro casuale a colazione in un albergo a Mestre, una passione viscerale coltivata fin da ragazzo e la chiave di una cassaforte piena di versi e monologhi mai arrivati sul palco. Cosa succede quando uno "sfegatato gaberiano" come Gioele Dix (nella vita David Ottolenghi) si ritrova tra le mani il tesoro nascosto del Signor G? La risposta va in scena stasera (ore 21) nel cortile dell’ex Appannaggio di Jesi con "Ma per fortuna che c’era il Gaber", spettacolo del 26esimo Pergolesi Spontini Festival.
Accompagnato da Silvano Belfiore al pianoforte e Savino Cesario alla chitarra, nella doppia veste di artista e cantante Dix intreccia memorie personali e classici Gaber-Luporini a materiale inedito riportato in vita per la prima volta. Alla vigilia dello show, l’artista si racconta al Carlino.
Gioele Dix, da ‘sfegatato gaberiano’ fin da adolescente, com’è stato poi conoscerlo dal vivo?
"Ci siamo incontrati casualmente nei primi anni Novanta nella hall di un albergo a Mestre, a colazione. Per me era una leggenda, conoscevo a memoria ogni suo spettacolo. Capire che lui sapeva chi fossi io mi lasciò sbalordito. Abbiamo chiacchierato un po’ assonnati e ci siamo poi rivisti ancora: il suo modo di intendere il teatro ha influenzato enormemente la mia vita artistica".








