Venti morti e 32 feriti nei raid di Washington e Riad contro le milizie filo-Teheran
Non solo Iran. La crisi in Medio Oriente si allarga, con il rischio di un'escalation dopo i raid di Stati Uniti e Arabia Saudita, che hanno colpito milizie filo-iraniane in Iraq. Le operazioni sono scattate 15 giorni dopo la visita del neo premier iracheno, Ali al-Zaidi, alla Casa Bianca. E sei giorni dopo la sua prima missione nella capitale iraniana Teheran. Gli attacchi si sono concretizzati poche ore dopo l'incontro nello Studio Ovale tra Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in un quadro di relazioni e negoziati dietro le quinte. Da mesi va avanti il pressing a stelle e strisce su Baghdad: gli Stati Uniti chiedono impegno per il disarmo delle milizie filo-iraniane, che .
Venti morti e 32 feriti tra le milizie filo-Teheran
Le forze di mobilitazione popolare, per lo più fazioni armate sostenute dall'Iran, hanno confermato che nelle operazioni che hanno colpito loro siti in Iraq sono rimasti uccisi 20 combattenti. Oltre 30 i feriti. Le azioni hanno una doppia valenza. Rappresentano una scintilla che può allargare il teatro del conflitto e, contemporaneamente, sono la conseguenza del primo coinvolgimento diretto dell'Arabia Saudita con un ruolo pienamente attivo e operativo nel conflitto.












