Letture

Mario Alberto Marchi

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Sugli atlanti di anatomia il torcular Herophili è un puntino: un sifone dove confluiscono alcune grandi vene cerebrali, che lì trovano la via d’uscita dal cranio. Porta il nome del medico greco che ad Alessandria, intorno al 300 a.C., dissezionò per primo il corpo umano, e che la sua prima autopsia pubblica la pagò con sassi e sterco.

Vincenzo Mazzaferro parte da lì: se si potesse scegliere un posto da cui estrarre la formula del nostro esistere, sarebbe quel sifone, dove si raccoglie ciò che resta dopo il lavoro della coscienza. Mazzaferro il mestiere lo conosce bene: è l’uomo dei Criteri di Milano, dal 1996 lo standard mondiale per il trapianto di fegato nei pazienti con epatocarcinoma. I capitoli del romanzo seguono la successione di Fibonacci — Zero, Uno, Ancora Uno, Due, fino a Novecentottantasette — e non è un vezzo tipografico: è una tesi sul tempo, che non scorre in linea retta ma per addizioni successive.