Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud

Ci sono romanzi che nascono da un ricordo, altri da una suggestione. E «Mavaría» (Einaudi), il bel romanzo d’esordio del cardiologo e ricercatore siracusano Antonio Popolo Rubbio, è nato da un ricordo che poi è diventato una suggestione e insieme una ricerca, giacché Popolo Rubbio ha trovato molte indicazioni nel patrimonio etnoantropologico raccolto da Giuseppe Pitré. Ricordi e suggestioni che abitavano la stanza magica dell’infanzia di Popolo Rubbio e si sono risvegliati nel presente di uno studioso che alle presenze misteriose delle «mavàre», anche grazie alla fortuna di averne conosciute alcune, tra le quali le nonne, sue «mavàre silenziose», ha voluto dare uno statuto narrativo con una storia di persone comuni con le loro vite comuni, i loro errori, dolori e superstizioni.

Da quell’arcaico potente che continua a esistere in Sicilia, sotto forma di pratiche di cui si dà nel romanzo, Popolo Rubbio ha tratto la prima suggestione per una materia alla quale ha contribuito essere cresciuto in un microcosmo di zie, zii e cugini, entrati nell’universo familiare del romanzo. Che è la storia d’una stirpe, quella dei Bonsangue, che inizia nel primo decennio del Novecento con il “patriarca” Prospero che dopo un’infanzia serena tra le colline di Pietraperzia (in provincia di Enna) e quindi il lavoro bestiale della zolfara si ritrova fante in Libia durante la guerra italo-turca. Questo l’inizio della stirpe, raccontata strato per strato, nel succedersi degli anni che si adattano a delusioni e a piccoli sogni divorati dalla vita stessa. Quando poi comincia «l’avventura matrimoniale» per Fortunato, figlio di Prospero, con Caterina, alla fine della guerra, a Ortigia, con un mondo maschile con le sue prerogative e un mondo femminile dal quale ci si aspetta il perpetuarsi delle cose e non l’affermazione dei propri desideri, «l’evoluzione famigliare» sembra andare avanti, nonostante certe ombre di Prospero vissute in Africa, segreti nascosti in certe carte ritrovate che Fortunato decide di affidare alle onde.