Nei giorni scorsi le sponde del torrente Fersina sono state ripulite grazie a un’azione coordinata tra servizio Bacini montani, che ha curato sfalci e potature, Comune di Trento, Muse, Enpa, Lipu e Associazione pescatori dilettanti trentini. L’obiettivo fin dall’inizio è stato non solo quello di garantire la sicurezza idraulica, ma anche di minimizzare l’impatto sulla fauna che vive lungo il corso d’acqua.
Nel contesto urbano di Trento il torrente Fersina costituisce un elemento di naturalità che dev’essere per quanto possibile valorizzato, pur nella consapevolezza che la sua naturalità è stata in larga parte compromessa in conseguenza degli interventi di «sistemazione idraulica» attuati a partire dalla seconda metà del XVIII secolo e della novecentesca espansione della città.
Nella seconda metà del Settecento il corso d’acqua venne bandito dal nucleo storico della città per ragioni di «sicurezza idraulica»: il suo precedente letto (che attraversava l’odierna Piazza Fiera) fu allontanato verso sud per circa settecento metri, in quello che è il suo alveo attuale, erigendo lungo la sponda destra idrografica possenti arginature in pietre squadrate, così da mitigare la severa minaccia che le piene del torrente costituivano per il centro urbano.










