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La politica a volte sa essere tremendamente semplice, come sa bene la nostra presidente del Consiglio. Ci sono momenti in cui le cose sono destinate ad andare in una certa direzione, qualunque cosa tu possa pensare di fare. Dopo la batosta al referendum sulla riforma della Giustizia, era piuttosto semplice prevedere mesi complicati per la maggioranza, al punto che aprire una crisi di governo non appariva idea così malvagia. Il ragionamento a Chigi era più o meno questo: la sconfitta ha aperto una falla non riparabile, non possiamo pensare di passare i prossimi mesi a svuotare l’imbarcazione dall’acqua, anche perché il rischio è che si aprano altri fronti, che sorgano nuovi problemi; meglio prendere atto della situazione e tornare in porto il prima possibile, tanto più che nessuno dei nostri avversari sembra avere una barca pronta a navigare. Che Meloni avesse davvero accarezzato l’idea di interrompere la legislatura e tornare al voto è confermato dalle cronache delle settimane successive al referendum. Meno conferme abbiamo sulle ragioni che l’hanno portata a fare una scelta diversa. Possiamo solo ipotizzare che un peso decisivo lo abbiano avuto le perplessità dei suoi alleati, la contrarietà del presidente della Repubblica e una certa ritrosia nell’interrompere “la legislatura dei record”.






