“Un provvedimento epocale” che consentirà “la detenzione alternativa di almeno diecimila persone“. Durante il question time alla Camera, Carlo Nordio celebra con toni trionfali l’introduzione della possibilità per i condannati tossicodipendenti di scontare in comunità le pene detentive fino a otto anni: una misura proposta da sempre dal ministro della Giustizia come antidoto al sovraffollamento carcerario, e appena diventata legge grazie al voto dell’Aula di Montecitorio, che ha approvato il ddl varato dal Consiglio dei ministri ormai un anno fa. Come denunciano le opposizioni, però, si tratta di un bluff che non avrà alcun effetto sulla situazione esplosiva dei penitenziari italiani, dove attualmente sono recluse 64.741 persone a fronte di 46.343 posti disponibili. Il motivo è puramente matematico: la legge stanzia meno di venti milioni l’anno, sufficienti a finanziare appena cinquecento posti letto nelle strutture terapeutiche, mentre sulla carta i beneficiari potrebbero essere quasi 15mila. I “diecimila” di cui parla Nordio, per la precisione 10.811, sono infatti il numero stimato di detenuti tossicodipendenti con pena residua inferiore a otto anni, a cui vanno aggiunti altri 3.772 alcoldipendenti. Con le risorse previste dal provvedimento, però, appena uno su trenta di loro potrà trovare posto nelle comunità.