Pubblicato il: 29/07/2026 – 16:34
di Giorgio Curcio
ROMA «Quanti ne vuole». La risposta di Maurizio De Lucia è immediata. Nell’audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, al procuratore di Palermo viene chiesto se le indagini del suo ufficio abbiano incrociato l’utilizzo di criptofonini da parte delle organizzazioni mafiose. La replica restituisce la dimensione di un fenomeno ormai strutturale: «Ogni indagine, in particolare quelle che riguardano il traffico di sostanze stupefacenti, vede protagonisti i criptofonini». Ed è proprio quando le strade di Cosa Nostra e della ’ndrangheta si incontrano che, secondo De Lucia, emerge il ruolo assunto dalle organizzazioni calabresi. «Quando lavorano insieme ’ndrangheta e soggetti di Cosa Nostra, sono prevalentemente i calabresi, che sono più evoluti anche in questo, a offrire i criptofonini che consentono di gestire le loro attività criminali».
I «servizi» offerti dai calabresi
Non soltanto cocaina, contatti con i fornitori e capacità di muovere ingenti quantitativi di droga. Nel rapporto tra le due organizzazioni, la componente calabrese metterebbe dunque a disposizione anche strumenti tecnologici e sistemi di comunicazione protetti. Un ulteriore elemento che conferma la posizione conquistata dalla ’ndrangheta nel narcotraffico internazionale, dopo essere subentrata a Cosa Nostra nei rapporti con i grandi produttori sudamericani. Un primato ricordato dallo stesso De Lucia nella parte iniziale dell’audizione, quando aveva spiegato come la mafia siciliana si fosse «distratta» durante la stagione dell’attacco stragista allo Stato, lasciando spazio all’organizzazione calabrese. I rapporti, tuttavia, non sarebbero caratterizzati da contrapposizioni. Cosa Nostra sta tentando di tornare protagonista nel mercato degli stupefacenti e lo sta facendo collaborando sia con la ’ndrangheta sia con la mafia albanese. «I rapporti sono ottimi fra le organizzazioni», ha spiegato il procuratore di Palermo. Davanti a una «torta di queste dimensioni», ha aggiunto, «non c’è nessuna ragione di litigare», ma esiste piuttosto l’interesse a migliorare i servizi che le diverse mafie possono offrire lavorando insieme.












