Per conquistare Milano, Bologna e le grandi città, Meloni punta su candidature moderate e riformiste, capaci di contendere al Pd l’elettorato centrista. Una strategia che guarda alle amministrative ma anche alle politiche 2027, con l’obiettivo di allargare il centrodestra. L’analisi di Salvatore Di Bartolo
L’avvicinarsi delle prossime scadenze amministrative nelle grandi città italiane sta facendo emergere una significativa evoluzione tattica all’interno del centrodestra. Consapevole delle storiche difficoltà nell’espugnare roccaforti urbane e progressiste come Milano e Bologna con candidature di stretta appartenenza partitica, la coalizione di governo sembra aver maturato una convinzione pragmatica: per incrinare l’egemonia della sinistra non è necessario schierare profili fortemente identitari, quanto piuttosto sostenere o favorire personalità radicate nell’area riformista ed ex democratica, capaci di aggregare il consenso moderato e, in alcuni casi, riconducibili all’iniziativa delle forze centriste, a partire da Azione di Carlo Calenda.
Le indiscrezioni sulla corsa a Palazzo d’Accursio, con il nome di Elisabetta Gualmini, e le riflessioni delle scorse settimane sul profilo di Carlo Cottarelli per Milano delineano un quadro strategico coerente. Non si tratterebbe di un mero ripiegamento dettato dalla mancanza di alternative, bensì di una scelta politica ponderata, attraverso la quale il centrodestra punta a trasformare una propria debolezza strutturale nelle grandi aree metropolitane in un elemento di pressione sugli equilibri del campo avversario.






