Le parole di Bertolt Brecht, la sua storia di esiliato dalla Germania nazista, i suoi scritti così duri, satirici e drammaticamente attuali. Il Suq Festival di Genova – diretto da Carla Peirolero e Bintou - ha scelto di chiudere la sua ventottesima edizione affidandosi al drammaturgo tedesco, ai versi e alla canzoni che gridano forte e chiaro no alla guerra. I conflitti che si ripetono e le sofferenze senza fine dei popoli, d’altra parte, sono temi che hanno attraversato l’intero Festival, tra incontri, concerti e spettacoli in mezzo al mare o al chiuso per la rassegna “Teatro del dialogo”. Un viaggio tra i popoli che inizia immergendosi nei colori e negli odori delle botteghe artigiane e delle cucine riunite sotto il grande tendone in piazza delle Feste, al porto antico di Genova, dove il Suq attraversa confini, culture, mondi.Dal palco della Claque della Tosse ha debuttato lo spettacolo nato da un’idea di Peirolero e diretto da Eva Cambiale, che ha curato anche la drammaturgia: “La ballata della donna e del soldato. Versi e canzoni contro la guerra, da Bertolt Brecht e altri autori”, in cui brani autobiografici, poesie e stralci dei “Dialoghi di profughi” (scritto nel 1940 da Brecht durante il suo esilio in Finlandia) si intrecciano con i versi del senegalese Birago Diop o di Nima Hasan, palestinese come le donne nel foyer del teatro, arrivate da Gaza con i loro manufatti artigianali.Bintou Ouattara, in abito bianco, ci avvisa che «i morti non sono mai morti». E poi ecco, entrano in scena Peirolero, Sara Cianfriglia e Irene Lamponi che cantano, recitano, ballano, accompagnate dalla musica dal vivo di Cesare Grossi in un cabaret allegro e spietato insieme. Ottima prova per le attrici, che raccontano l’esilio di Brecht e l’oppressione della guerra dosando bene ironia e sarcasmo. Molto toccanti il monologo di Ouattara tratto dal “Libro egiziano dei morti” e il finale affidato alle parole di Nima Hasan: «Questa guerra ha sette teste. Ovunque ti giri, una ti morde. Non siamo numeri. Ma sappiamo contare i morti. Uno a uno».