Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLe piccole e medie imprese bresciane? Stanno meglio: nel secondo trimestre dell’anno hanno dati superiori alle attese e questo lascia ben sperare per il prosieguo. Parola dello studio realizzato dal Centro studi Confapi Brescia su un campione di circa 100 imprese associate, in particolare metalmeccaniche, e reso pubblico in questi giorni. In particolare, il Giornale di Brescia riferisce le parole del presidente della locale Confapi, Pierluigi Cordua, per il quale nel periodo preso in esame la crescita di fatturato, produzione e ordinativi dimostra la capacità di reazione del sistema industriale. Ma c’è da stare in guardia: un po’ perché la ripresa non è ancora consolidata, un po’ perché l’inasprimento del conflitto mediorientale può produrre nuove conseguenze sulle rotte del commercio internazionale, la disponibilità delle materie prime e i prezzi.
C’è anche altro: ci sono i costi dell’energia. Già nel maggio scorso un report del Centro studi Confapi Brescia sottolineava: «I costi energetici sono tornati ad essere, nel primo trimestre 2026, una voce di pressione importante per le Pmi bresciane, dopo un periodo di relativa quiete» del ‘24 e ‘25. Dopodiché, con lo scoppio della guerra contro l’Iran nel febbraio scorso, le cose sono cambiate: il vero problema è stato il bombardamento del polo di liquefazione del gas di Ras Laffan, Qatar: il prezzo del gas, che a inizio anno era sui 38 €/Mwh, è schizzato a 68 nelle settimane successive e questo si è ripercosso sul prezzo dell’energia. Non è difficile fare un discorso simile anche per il secondo trimestre, vista la situazione difficile dalle parti dello Stretto di Hormuz.







