Dopo la sentenza per calunnia ai danni dei propri familiari, arriva la decisione sul reato di minaccia. Il legale delle parti civili: "Riconosciuta la fondatezza delle nostre ragioni, nessuno può usare la giustizia come strumento di pressione".
Si aggrava la posizione giudiziaria di Pietro Di Costa, già noto alle cronache come testimone di giustizia. A breve distanza dalla pronuncia con cui il Tribunale Monocratico di Vibo Valentia (giudice Alessio Maccarone) lo aveva condannato il 27 novembre 2025 alla pena di un anno e dieci mesi di reclusione per plurimi episodi di calunnia ai danni dei propri familiari, è giunta una nuova sentenza di condanna. La decisione, emessa il 23 luglio 2026 dal Giudice di Pace di Vibo Valentia, riconosce Di Costa responsabile del reato di minaccia commesso nei confronti della madre dei suoi fratelli, stabilendo altresì il risarcimento del danno in favore della persona offesa costituitasi parte civile.
La calunnia, condotta reputata di spiccata gravità per l’impatto reputazionale e giudiziario che comporta, aveva visto il Tribunale disporre a carico dell’imputato anche il risarcimento dei danni da quantificarsi in separata sede civile, unitamente al riconoscimento di una provvisionale immediatamente esecutiva in favore delle parti civili.






