Prima di diventare un’icona americana, l’hot dog era europeo. Il suo ingrediente fondamentale, la salsiccia, lunga e sottile, era arrivata negli Stati Uniti insieme agli immigrati tedeschi e austriaci. E questo è anche uno dei motivi per cui si chiama “hot dog” perché quelle salsicce erano spesso chiamate dachshund, come i bassotti tedeschi, per la somiglianza. Nome impronunciabile per un americano, molto meglio farsi capire con un semplice e generalista: cane caldo!

Nel recente volume La tavola del mondo, curato da Pierre Singaravèlou e Sylvain Venayre, si legge anche un’altra teoria: “Nelle metropoli in piena espansione, e in particolare a New York, si moltiplicarono i sausage carts, chioschi ambulanti che vendevano cibi da asporto agli angoli delle strade. Si credeva inoltre che le salsicce fossero più sicure rispetto alla carne fresca servita nei ristoranti di quartiere, troppo costosa e da consumare in tempi rapidi per evitare che andasse a male. Poiché la composizione delle salsicce era poco conosciuta, circolava voce che, oltre alla carne di maiale o di manzo, contenessero anche carne di ratto, di cane o di gatto. Ecco perché per strada, i chioschi ambulanti cominciarono a essere chiamati dog carts”. “Hot dog” sarebbe poi anche diventato uno slang per indicare giovani spacconi e appariscenti che frequentavano fiere e luoghi di divertimento mangiando salsicce dagli ambulanti e mettendosi in mostra. Da lì il verbo “to hot-dog”, ancora oggi usato per chi fa acrobazie spericolate.