Nel corso del Novecento, migliaia di tedeschi lasciarono l’Europa in cerca di fortuna, imbarcandosi dal porto di Amburgo. Con loro viaggiavano anche sapori, abitudini, ricette e, tra queste, una preparazione a base di carne tritata cotta alla griglia che, negli Stati Uniti, sarebbe stata ribattezzata Hamburg style steak – bistecca alla maniera di Amburgo – e poi semplicemente hamburger. Questa è la versione più diffusa dell’origine di questo piatto, di cui il 28 maggio si celebra la Giornata mondiale, ma non mancano ipotesi alternative, secondo le quali furono invece gli emigranti russi a portare in America la ricetta del bitok, una polpetta di forma rotonda simile all’hamburger. In tal caso, il riferimento nel nome alla città tedesca risulterebbe essere di pura fantasia, come spesso accade per molte preparazioni di cucina.

Indipendentemente dalle origini, ben presto questo piatto incarnerà “la cultura americana tra due fette di pane”: un riassunto perfetto di un modo di vivere che ha fatto del consumo veloce, della praticità e dell’uniformità i suoi tratti dominanti. Nel secondo dopoguerra, mentre gli Stati Uniti consolidavano la loro influenza globale, anche il loro stile di vita si diffondeva nel mondo: la Coca-Cola, i jeans e, naturalmente, l’hamburger si imposero come simboli della modernità. A partire dal 1955, la catena McDonald’s aprì migliaia di ristoranti in sessantasei Paesi, diffondendo in ogni angolo del pianeta questo modello alimentare:il Big Mac – hamburger a strati con lattuga, cetrioli, cipolla, formaggio e ketchup – è stato venduto in miliardi di esemplari.