La rimozione dei fornitori ad alto rischio dalle infrastrutture di telecomunicazione europee potrebbe costare agli operatori tra 30 e 40 miliardi di euro, con una stima centrale pari a 35 miliardi. E il conto non si fermerebbe alla sostituzione degli apparati. La riduzione del numero di vendor disponibili potrebbe spingere i prezzi delle tecnologie di rete fino al 24% in più nel mobile, comprimendo ulteriormente la capacità di investimento delle telco.È il quadro tracciato da Gsma Intelligence nel report “The cost of removing designated third-country vendors from EU telecoms networks”, dedicato agli effetti economici della proposta di revisione del Cybersecurity Act europeo, il cosiddetto Csa2. Il provvedimento punta a rendere obbligatorio il de-risking delle reti mobili dai fornitori considerati rischiosi. Questo supera l’attuale approccio basato prevalentemente sulle decisioni dei singoli Stati membri e sulle indicazioni della 5G Security Toolbox.Lo studio non mette in discussione l’obiettivo di rafforzare sicurezza e resilienza delle infrastrutture critiche. Porta però al centro del dibattito il costo industriale della transizione e la sua compatibilità con un settore già sottoposto a forti pressioni finanziarie. Il punto, dunque, non riguarda soltanto Huawei o Zte. Coinvolge la struttura del mercato europeo degli apparati, la sostenibilità degli investimenti e la capacità dell’Unione di conciliare autonomia strategica, concorrenza e sviluppo delle reti.Indice degli argomenti
Fornitori ad alto rischio, costi fino a 40 miliardi
Fornitori ad alto rischio, la rimozione dalle reti Ue costerebbe fino a 40 miliardi e potrebbe frenare investimenti e concorrenza.









