Il Cybersecurity Act rischia di trasformarsi in uno dei dossier più delicati per il futuro delle telecomunicazioni europee. Se da un lato la revisione della normativa punta a rafforzare la sicurezza delle infrastrutture digitali, dall’altro potrebbe generare un impatto economico senza precedenti per gli operatori. Secondo un nuovo studio di Gsma Intelligence, l’obbligo di rimuovere dalle reti europee le apparecchiature dei fornitori extra Ue classificati come “high-risk vendors” comporterebbe un costo diretto compreso tra 30 e 40 miliardi di euro, cui si aggiungerebbe un forte incremento dei prezzi delle apparecchiature e un rallentamento degli investimenti in 5G e fibra.L’analisi arriva in un momento cruciale del confronto europeo sulla proposta di revisione del Cybersecurity Act 2 (Csa2). Il report, realizzato da Gsma Intelligence su incarico di sette grandi gruppi tlc europei, non mette in discussione l’obiettivo di rafforzare la resilienza delle reti. L’attenzione si concentra invece sul rapporto tra sicurezza, sostenibilità economica e capacità di investimento, elementi che secondo gli analisti devono essere valutati con un approccio complessivo.Indice degli argomenti

La revisione del Csa2 cambia il quadro regolatorioIl “rip and replace” pesa fino a 40 miliardiMeno concorrenza, prezzi più elevatiInvestimenti più onerosi e rischio di rallentamento del 5GIl nodo della competitività europeaSicurezza e investimenti, la ricerca invita a valutare i compromessiLa revisione del Csa2 cambia il quadro regolatorioLa proposta della Commissione europea rappresenta una svolta rispetto all’attuale impianto normativo. Il nuovo Csa2 amplia infatti il concetto di sicurezza informatica, introducendo anche la valutazione dei cosiddetti rischi non tecnici. Bruxelles potrebbe individuare specifici asset Ict strategici, valutarne i rischi e imporre misure correttive, fino alla rimozione obbligatoria delle apparecchiature fornite da vendor considerati ad alto rischio.Per la prima volta verrebbe inoltre fissata una tempistica uniforme a livello europeo. Le apparecchiature dei fornitori classificati come Hrvs dovrebbero essere eliminate dal core 5G e dalla rete di accesso radio entro tre anni dall’entrata in vigore della normativa. Le restrizioni riguarderebbero anche le reti fisse e le infrastrutture di trasporto.Secondo Gsma Intelligence, proprio l’estensione del perimetro regolatorio rende necessario valutare con maggiore precisione gli effetti economici delle nuove disposizioni, finora stimati solo in maniera parziale.Il “rip and replace” pesa fino a 40 miliardiIl dato più rilevante dello studio riguarda il costo della sostituzione degli apparati esistenti. L’indagine ha coinvolto sette gruppi europei, tra cui Deutsche Telekom, Fastweb, Orange, Telefónica e Vodafone, che rappresentano circa la metà del mercato europeo delle connessioni mobili e della banda larga fissa. Sulla base dei dati raccolti, Gsma Intelligence ha elaborato una stima estesa all’intero mercato europeo.Il risultato individua un costo complessivo compreso tra 30 e 40 miliardi di euro, con una stima centrale di circa 35 miliardi. La componente più rilevante riguarda le reti mobili, dove la sostituzione degli apparati costerebbe tra 16 e 22 miliardi. Le reti fisse richiederebbero fino a 5 miliardi, mentre le infrastrutture di trasporto comporterebbero una spesa compresa tra 9 e 12 miliardi di euro.Gli autori precisano che queste cifre comprendono esclusivamente i costi diretti di sostituzione delle apparecchiature. Restano esclusi il valore residuo degli asset da dismettere, gli eventuali disservizi, le difficoltà operative e gli effetti sui futuri piani di investimento.Meno concorrenza, prezzi più elevatiLo studio individua un secondo effetto strutturale. L’uscita dal mercato europeo dei vendor classificati come ad alto rischio ridurrebbe il numero di fornitori disponibili, aumentando inevitabilmente il livello di concentrazione.Secondo il modello economico elaborato da Gsma Intelligence, la minore concorrenza determinerebbe un incremento medio del 24% nei prezzi delle apparecchiature mobili, del 19% nelle reti fisse e del 10% nelle infrastrutture di trasporto. In alcuni segmenti particolarmente specializzati, come i collegamenti ottici o i ponti radio, gli aumenti potrebbero risultare ancora superiori perché resterebbero soltanto uno o due fornitori in grado di competere.L’effetto non si limiterebbe quindi alla sostituzione delle reti esistenti. Anche gli investimenti futuri diventerebbero più costosi.Investimenti più onerosi e rischio di rallentamento del 5GGsma Intelligence stima che tra il 2027 e il 2030 gli operatori europei investiranno circa 42 miliardi di euro nelle apparecchiature di rete interessate dalle nuove restrizioni. L’aumento dei prezzi comporterebbe un costo aggiuntivo di circa 8,5 miliardi, destinato a salire fino a 24 miliardi nell’orizzonte 2027-2035.Per gli analisti il problema non riguarda soltanto la crescita della spesa. Gli operatori difficilmente riuscirebbero a trasferire questi maggiori costi sui clienti finali in un mercato caratterizzato da una forte pressione competitiva. La conseguenza più probabile sarebbe quindi una riduzione degli investimenti, con un rallentamento nella modernizzazione delle infrastrutture.Tra gli effetti attesi figurano ritardi nello sviluppo del 5G Standalone, una minore velocità nella diffusione della fibra e un rinvio di numerosi progetti di aggiornamento della rete. Gli operatori potrebbero infatti rinunciare agli interventi con ritorni economici più limitati per compensare il maggiore costo delle apparecchiature.Il nodo della competitività europeaLo studio inserisce queste valutazioni in un quadro più ampio. L’Europa, ricordano gli analisti, presenta già oggi un consistente fabbisogno di investimenti nelle infrastrutture digitali. Secondo le stime richiamate nel report, servirebbero circa 475 miliardi di euro per realizzare reti di eccellenza, mentre gli investimenti attesi si fermano a 270 miliardi, lasciando un gap di oltre 200 miliardi.In questo contesto, nuovi oneri regolatori rischierebbero di comprimere ulteriormente la capacità finanziaria degli operatori. Il risultato potrebbe tradursi in una minore competitività dell’ecosistema digitale europeo, con effetti che andrebbero oltre il settore delle telecomunicazioni.Secondo Gsma Intelligence, reti meno evolute rallenterebbero infatti la diffusione di servizi avanzati, dell’intelligenza artificiale, dell’automazione industriale e delle applicazioni digitali ad alta intensità di dati, incidendo sulla produttività complessiva dell’economia europea.Sicurezza e investimenti, la ricerca invita a valutare i compromessiLa conclusione del report non contesta l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle reti europee. Al contrario, gli autori riconoscono che la resilienza delle infrastrutture rappresenta una priorità strategica.Il messaggio centrale riguarda però la necessità di valutare con attenzione i trade-off tra sicurezza, concorrenza e capacità di investimento. Secondo Gsma Intelligence, l’esclusione dei fornitori classificati come ad alto rischio produrrebbe effetti economici che andrebbero ben oltre il semplice costo della sostituzione degli apparati, incidendo sulla struttura del mercato, sui prezzi delle tecnologie e sulla velocità con cui l’Europa riuscirà a sviluppare le proprie infrastrutture digitali nei prossimi anni.