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Le telecomunicazioni possono vivere un'inversione del trend che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni del mercato, con un incremento generalizzato dei costi per gli utenti? La domanda è legittima, perché negli ultimi mesi da un lato le segnalazioni di incrementi delle tariffe per contratti attivi mobile e fissi da parte degli utenti di (quasi) tutti gli operatori tlc sul web si moltiplicano e dall'altro si è discusso con insistenza di una possibile revisione del listino wholesale da parte di Fibercop (seppur per ora non approvato dall'Agcom), con gli operatori che andrebbero incontro a incrementi difficili da assorbire se non riversandoli a valle, sulla clientela.
D'altro canto, guardando l'andamento storico dei ricavi medi per utente (arpu) nell'ultimo decennio degli operatori italiani, salta all'occhio come nel mobile l'incasso medio per sim sia in costante flessione nonostante le notizie sul repricing. Mentre nel fisso l'incremento viene rilevato dai dati, ma con un progressivo passaggio alla fibra ottica e a una connessione sempre più di qualità che non è stato pienamente valorizzato, anche confrontando il mercato italiano con quello europeo. «Mobile e fisso hanno avuto e hanno dinamiche differenti perché legate a business model diversi tra loro. I rischi di aumenti per singoli utenti possono esserci, ma non è scontato che questo si traduca anche in un trend di mercato, soprattutto nel breve periodo», spiega Antonio Di Maria, partner di Kearney.








