[Pubblichiamo l’intervento di Giovanni Dosi, uno dei più eminenti economisti ed esperti di economia dell’innovazione italiani. È Professore Emerito di Politica Economica presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dove ha a lungo coordinato l’Istituto di Economia.]
Ci sono molti danni che la metastasi neoliberale ha prodotto nelle culture e nella politica delle società occidentali. Uno di questi è l’idea che il “mercato” ha una sorta di effetto taumaturgico sulle economie e ci fa vivere nel migliore dei mondi possibili (“la magia del mercato”, mentre “lo Stato è il problema non la soluzione” come diceva quella cima intellettuale che era Ronald Reagan). E la magia ci ha regalato una riduzione della crescita di tutti i paesi occidentali e diseguaglianze nella distribuzione del reddito che non si vedevano da centocinquant’anni.
Il grosso guaio è che anche le cosiddette “sinistre” ci hanno creduto con l’entusiasmo dei neofiti. Simmetricamente, la stessa parola politica industriale è diventata fino a tempi recenti un tabù impronunciabile. Recentemente è tornata rispettabile, ma solo nell’accezione à la Draghi di politiche per la “competitività”, o l’“autonomia strategica” in senso anti-cinese, o ancora peggio per fare bislacche politiche di riarmo contro una immaginaria minaccia russa.







