Il ceo di Anthropic è stato costretto a chiarire la sua posizione, dopo che non ha firmato la lettera promossa da Jensen Huang per chiedere evitare il bando dei modelli open weight cinesi. Anche Amodei è convinto che un divieto sia inutile per risolvere i problemi principali. E offre tre soluzioni per provare a farcela senza imposizioni drastiche. Tutto parte dalla collaborazione
E invece no. Dario Amodei decide di intervenire nel dibattito che si è aperto sulla sicurezza dei modelli open-weight realizzati in Cina. Ha destato stupure il fatto che la sua azienda non abbia sottoscritto la lettera promossa da Jensen Huang, ceo di Nvidia, per chiedere di non mettere al bando quei modelli. Tra i 77 firmatari, non c’era infatti Anthropic. Lasciando pensare che l’azienda fosse convinta dell’opposto. E quindi che fosse favorevole al divieto. Così Amodei decide di chiarire il suo pensiero una volta per tutte: “Anthropic non ha mai chiesto di vietarli”, scrive sul blog in un post pubblicato martedì. Una sottolineatura necessaria. Le voci che cominciavano a spargersi stavano mettendo in imbarazzo l’amministratore delegato e la stessa startup, che fa dell’etica un mantra aziendale. Dichiararsi apertamente contrari al rilascio di alcuni sistemi solo perché rappresentano una sfida sarebbe infatti molto poco etico. “I modelli open-weights che non presentano funzionalità pericolose sono un bene pubblico: non costano nulla oltre alla potenza di calcolo necessaria per eseguirli e apportano valore ad aziende, sviluppatori e ricercatori”, sentenzia Amodei.










