Claudio Velardi

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Israel’s Prime Minister Benjamin Netanyahu attends a ceremony commemorating Israel’s Remembrance Day for fallen soldiers, or Yom HaZikaron, at the Military Cemetery on Mount Herzl in Jerusalem, Tuesday April 21, 2026. (Ilia Yefimovich/Pool Photo via AP)

Pubblichiamo un manifesto su Israele dei riformisti del PD, non perché abbia un qualche valore politico, ma perché testimonianza estrema, direi grottesca, di un genere letterario che il Partito Democratico coltiva con dedizione ammirevole: il manifesto che parla d’altro. Il testo è un piccolo capolavoro del genere: confuso, benaltrista, opportunista, costellato di ricostruzioni a dir poco false della vicenda mediorientale. È un documento che ha un solo scopo evidente: mettersi il culo al coperto. Con eleganza, s’intende, e con l’immancabile appello alla “comunità internazionale”.

L’operazione retorica è nota: si costruisce un Israele buono — quello dell’opposizione, delle “organizzazioni democratiche e pacifiste” — da contrapporre all’Israele cattivo di Netanyahu. Così si può stare contemporaneamente con Israele e contro Israele, a seconda dell’interlocutore e dell’ora del giorno. Peccato che questo Israele buono, docile, disposto a farsi commissariare da Bruxelles, esista solo nei sogni di chi lo evoca. Chi conosce il Paese — e i firmatari mostrano di non conoscerlo — sa che la società israeliana, pur lacerata, è unita su un punto che il manifesto accuratamente rimuove: la guerra contro Hamas era ed è una guerra di sopravvivenza. La stessa opposizione che il Pd dice di voler sostenere l’ha sostenuta, quella guerra. Gantz sedeva nel gabinetto di guerra. Lapid non ha mai chiesto di fermarsi prima del disarmo di Hamas. Bennett, che oggi i sondaggi accreditano come possibile successore, su molti dossier è più falco di Bibi. Se questi signori vincessero il 27 ottobre, i riformisti del Pd si troverebbero a fare i conti con un governo che, visto da Roma, giudicherebbero “di destra razzista” nel giro di un semestre. Non vorrei che il giorno dopo l’eventuale sconfitta di Netanyahu si ritrovassero a rimpiangerlo.