«In questi anni ha prevalso una lettura criminalizzante di Israele. Per questo occorre distinguere tra la legittima difesa dello Stato israeliano e alcune scelte politiche del governo Netanyahu». Piero Fassino, deputato del Partito democratico, vice presidente della Commissione Difesa e amico di Israele, è tra i firmatari del Manifesto dei Riformisti del Pd “Con l’opposizione israeliana per fermare Netanyahu”.
Onorevole, in un momento in cui Israele è fortemente isolato sul piano internazionale, non crede che la vostra sia una mossa che può indebolire ancora di più Israele?
«Non condivido questa lettura. Criticare il governo Netanyahu non significa mettere in discussione Israele. Se qualsiasi critica all’attuale governo viene fatta coincidere con un attacco all’esistenza stessa dello Stato di Israele, allora dovremmo dire che anche esponenti dell’opposizione israeliana come Golan, Lapid, Bennet, Eisenkot sarebbero contro Israele. E questo è evidentemente assurdo».
Ma questa non è un’ingerenza in un Paese straniero?
«No. È esattamente il contrario. Veniamo da mesi in cui si è assistito a una rappresentazione fortemente demonizzante di Israele, con accuse gravissime e un uso disinvolto della parola “genocidio”. Dire che esiste un’altra Israele, rappresentata anche dalle opposizioni democratiche, significa offrire una lettura diversa, senza interferire nella politica di quel Paese».







