Un nuovo studio dell'Università di Oxford lancia l'allarme: gli allevamenti intensivi di polli potrebbero favorire la diffusione e l'evoluzione del Campylobacter, il batterio più comune all'origine delle infezioni alimentari
Gli allevamenti intensivi non sono solo una questione di benessere animale e di sostenibilità ambientale. La concentrazione di un numero enorme di animali in spazi ristretti può infatti creare condizioni favorevoli alla circolazione e all’evoluzione di microrganismi potenzialmente pericolosi anche per l’uomo.
Ora, un nuovo studio condotto dall’Ineos Oxford Institute for Antimicrobial Research dell’Università di Oxford aggiunge un ulteriore tassello a questo quadro, mostrando come l’espansione globale dell’allevamento intensivo di polli abbia contribuito a favorire la diffusione e l’adattamento di un batterio responsabile di una delle più comuni malattie di origine alimentare.
Si tratta del Campylobacter, considerato la principale causa batterica di diarrea a livello mondiale e una delle più importanti cause di gastroenterite di origine alimentare.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) ha analizzato quasi 2.800 genomi batterici raccolti da polli e uccelli selvatici in 30 Paesi, tra il 1979 e il 2024.











