L'imprenditore, nato in Russia, vive attualmente in Francia. Emesso un ordine di cattura internazionale dai servizi di sicurezza federali (Fsb)

I rapporti con il suo Paese d'origine sono tesi da tempo ma ora sembra proprio sia impossibile salvarli. Pavel Durov, fondatore e Ceo di Telegram, è stato inserito dalla Russia nella lista dei ricercati internazionali. L'accusa del Federal Security Service (Fsb) - i servizi di sicurezza federali - è di favoreggiamento del terrorismo. Il riferimento legislativo è l'articolo 205.1 del codice penale che, al comma 1.1, punisce con la detenzione da 5 a 15 anni chi incita, giustifica pubblicamente o fa propaganda di terrorismo. Nel caso di Durov, sotto inchiesta è la piattaforma che ha creato: Telegram. Che - secondo le autorità - non ha rimosso numerosi canali, chat e bot sfruttati dai servizi segreti ucraini e da organizzazioni estremisti per preparare atti di sabotaggio, attentati e frodi informatiche. L'Fsb sostiene che tali attivita' abbiano provocato vittime, tra cui donne e bambini, e ingenti danni materiali.

Durov, 41 anni, ha creato Telegram nel 2013. L'anno successivo lascia la Russia proprio perché - sin da subito - si rifiuta di consegnare al governo federali i dati personali di gruppi di attivisti che usano la sua piattaforma per comunicare. «Il Paese è incompatibile con il business di Internet al momento», diceva. Oggi ha altri due passaporti: quello degli Emirati Arabi Uniti - a Dubai ha sede Telegram - e quello francese. Proprio in Francia si trova al momento, dove da due anni sta affrontando accuse di favoreggiamento di abusi sessuali su minori e traffico di droga attraverso la piattaforma che gestisce. Nel 2024 era stato arrestato, per poi essere rilasciato con l'obbligo di non lasciare il Paese. Un obbligo poi allenato e infine annullato nel novembre 2025. Il 9 luglio scorso si è tenuto il quarto interrogatorio degli investigatori, durato circa sei ore.