Quando la scommessa dell’imprenditore si fonda con la voglia di eguagliare il successo del padre, l’impresa, più che concreta, diventa una vera e propria passione. Paolo Ziliani titolare, insieme ai fratelli, della Guido Berlucchi, l’etichetta che ha dato il là alla nascita della Franciacorta ha un sogno: «Voglio imitare mio padre e fare dell’Oltrepò quello che fece lui con la Franciacorta nei primi anni ’60 quando riuscì a far decollare l’azienda Berlucchi e con essa tutto il territorio».

Che potenzialità vede nell’Oltrepò? «Nel 2023 abbiamo comprato Vigne Olcru, a Santa Maria della Versa, siamo partiti da circa otto ettari di vigneti, in prevalenza impiantati a Pinot Nero. Oggi abbiamo circa una ventina di ettari, proprio perchè vedo in questa terra un potenziale enorme ancora da scoprire e da esprimere. Qui ci sono tutte le possibilità di fare un grande vino che sarà sempre più apprezzato». Cosa è mancato fino ad ora al territorio? «Uno dei motivi del successo della Franciacorta è l’unione dei produttori. Ognuno ha la sua etichetta e sul mercato siamo concorrenti ovviamente; ci siamo noi, c’è Ca’ del Bosco, ma quando si tratta di prodotto siamo uniti». Ma la Franciacorta esprime da anni una forza nel mercato internazionale fortissima. «Si ma siamo partiti da zero. Mio padre ha dato il via a tutto questo movimento, a questo sviluppo partendo da niente». Come ha iniziato suo padre? «Mio padre aveva un grande intuito, che ha potuto mettere a frutto incontrando il Conte Berlucchi. Insieme si sono trovati e hanno realizzato quello che l’azienda è ancora oggi: un’etichetta che nel mondo non teme confronti». Come si sono conosciuti? «Il Conte non era soddisfatto del vino che facevano i contadini dalle sue terre. Cercava qualcosa di più, qualcosa di diverso. Non sapendo bene neppure lui cosa voleva. Finchè non ha incrociato mio padre». Un incontro del destino? «Direi di sì. Fin dall’inizio c’è stato feeling. Mio padre, Franco aveva fatto enologia nella grande scuola di Alba, era un tecnico con una marcia in più, ma soprattutto aveva un pallino». Quale? «Da ragazzino suo padre, che faceva il commerciante di vino, gli fece assaggiare un bicchiere di champagne: lui ne rimase assolutamente affascinato, ammaliato. Da lì la voglia di eguagliare quel vino non lo abbandonò più. Fino al giorno in cui incontrò il Conte. Gli fece vedere le sue cantine del Seicento. Mio padre gli raccontò subito il suo progetto, il sogno di fare uno champagne in Franciacorta. Si capirono al volo. Partirono con l’entusiasmo delle imprese degli anni Sessanta».