di

Marco Cremonesi

Il piano energia rischia di essere il nuovo fronte

Gli scossoni. La navigazione della maggioranza verso le Politiche 2027 si fa sempre più turbolenta. Le reazioni, soprattutto della Lega, all’imprecisione di Antonio Tajani nel parlare del fondo europeo Safe per la difesa (dai tassi d’interesse inferiori e scomputati dal patto di Stabilità) sono un buon indicatore del clima.

Il ministro degli Esteri infatti al mattino ha dato per acquisiti i 14,9 miliardi del Safe, invece di precisare che è stata attivata la procedura con l’Europa e la decisione sull’entità del prestito sarà decisa entro dicembre. FdI e anche il Mef non hanno apprezzato le parole del vicepremier, più per il metodo che per il merito. Matteo Salvini le ha fatte fiocinare da una nota di dieci parole: «Sull’uso dei fondi Safe l’ultima parola spetta al Parlamento». Mentre il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha aggiunto che «le eventuali spese nel comparto difesa dovranno essere indirizzate alla sicurezza interna: infrastrutture, cybersicurezza e protezione dei confini dagli immigrati». Con un appunto ulteriore: «I fondi andranno spesi coinvolgendo al massimo le piccole e medie imprese italiane». Lo stesso Crosetto parlando con i cronisti aveva precisato che le risorse europee «non sono aggiuntive, semplicemente è cambiato un possibile strumento».