Un cane che si accuccia sul davanzale osservando il mondo in silenzio, che ignora la pallina lanciata dal suo umano per inseguire un raggio di sole, che sale sul divano con la stessa sicurezza di un gatto o che sembra preferire la calma di una stanza alla confusione di un parco. A volte basta una sola abitudine insolita per far nascere una domanda ironica: quel cane si crede davvero un gatto?

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La scena fa sorridere, ma dietro il comportamento di molti animali che convivono con specie diverse c’è un fenomeno molto più interessante. Non una “crisi d’identità”, come spesso si dice scherzando, ma un complesso processo di apprendimento sociale, adattamento e influenza dell’ambiente. La scienza, infatti, ci racconta che i cani non cambiano specie: imparano.

Un cane non pensa di essere un gatto: modifica il proprio comportamento

L’idea del cane “convinto di essere un felino” nasce dall’osservazione di alcuni comportamenti curiosi. Un cucciolo cresciuto in una casa abitata da gatti può sviluppare abitudini che ricordano quelle dei suoi compagni felini: dormire negli stessi luoghi, arrampicarsi su superfici elevate, muoversi con maggiore prudenza, osservare prima di intervenire o cercare momenti di tranquillità. Ma attribuire questi comportamenti a una confusione dell’identità sarebbe un errore. Gli animali non possiedono un concetto astratto di appartenenza alla specie paragonabile a quello umano. Un cane non ragiona in termini di “sono un cane” oppure “vorrei essere un gatto”. Il suo cervello lavora in modo molto più concreto: osserva ciò che accade intorno a lui, individua quali comportamenti sono utili e li integra nel proprio repertorio. In altre parole: non diventa un gatto, ma impara alcune strategie da chi gli vive accanto.