Pubblicato il: 29/07/2026 – 7:00

È il 24 luglio 2023 quando Giuseppe Ambrogio Condina, 35 anni, originario di Mongiana, nel Vibonese, indicato nell’ordinanza come «referente calabrese dell’organizzazione per la cocaina», e Francesco Maiolo, non indagato ma definito dal gip «uno dei principali fornitori calabresi di cocaina dell’organizzazione criminale», arrivano a Lecce. Sullo sfondo c’è l’inchiesta “Whisper”, coordinata dalla Dda di Lecce, che nei giorni scorsi aveva portato all’esecuzione di 23 misure cautelari nell’ambito di un’indagine su un presunto traffico di droga tra Puglia, Basilicata, Lazio e Calabria. Condina è l’unico calabrese destinatario della misura cautelare. Tra i principali protagonisti dell’inchiesta figurano anche Alessandro Greco, indicato dalla Dda come promotore del sodalizio, Davide Corlianò (indagato), al quale sarebbe stato affidato il rapporto con il canale della cocaina, e Alessandro Serino (indagato nell’inchiesta).

L’incontro dei due calabresi

La giornata comincia al Bar Jason, dove Condina e Maiolo incontrano Corlianò. Poco dopo i due calabresi raggiungono il ristorante “La Casa Blanca Fish & Beer”. Qui, secondo quanto ricostruito attraverso i servizi di osservazione e le immagini delle telecamere, incontrano nuovamente Corlianò e gli altri componenti del gruppo. La loro presenza, secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, non sarebbe stata gradita da Emiliana Sinistro, moglie di Greco, anche lei indagata e, secondo l’accusa, figura coinvolta nella gestione dell’organizzazione. L’ordinanza descrive la donna come sorpresa e contrariata dalla visita, tanto da appartarsi per alcuni minuti con Condina. Successivamente, mentre i presenti si ritrovano attorno ai tavoli del ristorante, la situazione sembra precipitare. Sinistro lascia il locale e, poco dopo, contatta Serino chiedendogli di raggiungerla. È nella conversazione serale tra Serino e Corlianò che gli investigatori ricostruiscono il clima creatosi dopo l’incontro. Il tema è quello della riservatezza e della prudenza. Corlianò chiede se Serino abbia spiegato alla donna quanto accaduto. La risposta lascia emergere il rimprovero rivolto al referente dei rapporti con i calabresi: Sinistro, riferisce Serino, ritiene che Corlianò non abbia tutelato «il riservato», quasi avesse voluto «buttarlo in pasto ai lupi».