«Tra il 2023 e il 2025 abbiamo assunto 640 mila persone. Sono in programma altre assunzioni. Ne faremo altre 200 mila, 250 mila nel 2026. Da qui a cinque-sei anni dovremo sostituire un milione di dipendenti pubblici che matura i requisiti per la pensione» (6 maggio 2026). «Nel 2026 contiamo di assumere tra le 200 mila e le 250 mila persone»; «un milione di assunzioni nei prossimi 6-7 anni» rappresenta l’obiettivo necessario per garantire il ricambio generazionale nella Pa (23 maggio 2026). «La Pubblica amministrazione rappresenta una reale opportunità di impiego», che «non si contraddistingue più per essere il luogo del posto fisso», ma offre percorsi di crescita professionale nell’ambito del piano di rinnovamento della Pubblica amministrazione (8 maggio 2026). «Il piano prevede l’inserimento di 17.900 nuovi agenti, distribuiti tra carabinieri, polizia, guardia di finanza» (11 luglio 2026).
A questi trionfalistici annunci del ministro della Pubblica amministrazione fanno riscontro il malessere dei dipendenti pubblici, misurato dalla crescita dei loro ricorsi ai tribunali, triplicati negli anni dal 2021 al 2025, e la sofferenza del mondo industriale, che propone di estendere il regime della Zona economica speciale (Zes) a tutto il territorio nazionale, «per ridurre burocrazia e incertezza negli investimenti». Insomma, stanno male quelli che lavorano per lo Stato e sono scontenti quelli che ne sono gli utenti.







