Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLe imprese italiane, soprattutto le Pmi, fanno sempre più fatica a trovare il personale necessario: nel primo semestre 2026 la difficoltà nel reperire il personale ha interessato il 44,8% delle entrate programmate. Allo stesso tempo l’Istat stima 25 milioni di inattivi tra chi ha più di 15 anni. Un cortocircuito tutto italiano.

I settori più colpiti dalla mancanza di personale

Costruzioni, industria del legno e della carta, metalmeccaniche ed elettroniche sono i settori che fanno più fatica a reperire le risorse necessarie. A dirlo è il terzo “Report sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro”, realizzato grazie alla collaborazione tra Cnel, Unioncamere e Istat, al quale si aggiunge da questo numero il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I dati mostrano infatti come le maggiori criticità si osservano nel settore delle costruzioni, dove quasi sei lavoratori su dieci risultano di difficile reperimento (59,8%), seguito dalle industrie del legno e del mobile (59,6%) e da quelle metalmeccaniche ed elettroniche (55%). Tra i servizi permane una situazione particolarmente complessa nelle realtà informatiche e delle telecomunicazioni, unico comparto che registra un incremento della difficoltà di reperimento (50,6%). Da evidenziare come proprio nel settore dei servizi e nell’industria, specialmente quella meccanica ed elettronica, si prevede nel prossimo futuro una sempre maggiore domanda di professionisti, che già adesso mancano.