Roma, 28 lug. (askanews) – Si profila un nuovo braccio di ferro in maggioranza sulla legge elettorale. Sui tempi dell’esame al Senato ma soprattutto sull’entità delle modifiche da apportare in seconda lettura alla riforma già approvata alla Camera. Da un lato Fdi che vuole fissare il termine per gli emendamenti prima della pausa estiva e che, su impulso della premier Giorgia Meloni, vuole inserire le preferenze bocciate con il voto segreto a Montecitorio. Dall’altro Forza Italia che ritiene “giusto non correre” e che domani in un’assemblea dei senatori con il leader Antonio Tajani dibatterà sì sulle preferenze, ma anche, una volta riaperto il cantiere della riforma, sulla possibilità di presentare altri emendamenti su altri punti del testo.
Secondo Tajani, “si sta facendo una tempesta in un bicchier d’acqua. Le preferenze non sono l’elemento essenziale della riforma. La riforma ha come obiettivo la stabilità”. In ogni caso “non abbiamo ancora nessun emendamento” e se e “quando lo presenteranno noi lo esamineremo senza pregiudizi ma senza neanche coercizioni. Valuteremo il da farsi, così come abbiamo fatto quando è stato presentato alla Camera”.
Domani alla riunione del gruppo azzurro a Palazzo Madama, in programma alle 14, il senatore Roberto Rosso, incaricato di seguire la legge elettorale per conto di Fi in commissione Affari Costituzionali, farà una relazione tecnica sulle preferenze ricordando anche la storia, dal referendum Segni del 1991 che portò le preferenze da tre a una, a quello del 1993 che fu viatico per il Mattarellum. Insomma un excursus dal quale emergerà che dal 1994 alle elezioni politiche le preferenze non ci sono più state. Si è stati meglio o si è stati peggio? Tajani poi introdurrà le considerazioni politiche. Sul punto nel partito ci sono diverse anime ma più di un senatore azzurro fa notare che con il voto palese è impossibile per i senatori non votare l’emendamento voluto dalla premier. Poi alla Camera, con il voto finale segreto, si vedrà.











