Gli occhi divorano tutto, invadono campi che in teoria non dovrebbero competergli: annusano, toccano, ascoltano e soprattutto degustano. Sempre più cibi nascono per gli occhi, e da Tik-Tok finiscono direttamente nei nostri poveri stomaci. Le torte monoporzioni di Cédric Grolet, dalle sembianze di frutti metallizzati, lucenti e fotogeniche, sono ormai icone di questa tendenza. Un’idea semplicissima e neanche sua che ha portato al pasticciere parigino milioni di follower. Ma lo zucchero non era il male assoluto? Non eravamo tutti seguaci della Coca-Cola Zero, slavatina ma innocua, e coltivatori di piante di stevia sui nostri balconi vista smog? Gli occhi non temono il diabete, ma forse faranno indigestione di video sempre uguali a sé stessi.Nella categoria cibi disfunzionali ma esperienziali sono in grande ascesa le caramelle Peelerz, le caramelle che si pelano. Piccoli frutti gommosi, più compatti all’esterno e più morbidi e succosi all’interno. La membrana esterna si leva come fosse la buccia di un mango, di un’arancia o di una pesca, l’assortimento è sterminato. Il sapore di frutta plastificata è lo stesso dentro e fuori. Ci eccitiamo a sbucciare una caramella dopo aver inventato qualunque marchingegno per minimizzare l’insostenibile fatica di pelare una mela. La Lidl sinonimo di convenienza senza fronzoli propone il pop-up sushi, a soli 4,99 euro, giusto specificare. Un tubo in cui inserire un roll di sushi e spingerlo in bocca tramite un bastoncino. Questa indispensabile invenzione per poter pranzare e camminare nello stesso tempo, è, nelle forme, debitore del mitico ghiacciolo Calippo, genialata di marketing anni Ottanta.Alcuni dei cibi diventati virali negli ultimi tempi, sono persino commestibili anzi addirittura super benefici per l’organismo, come l’aglio nero. Nato in Corea a inizio 2000, è aglio normale sottoposto a un lungo processo di fermentazione a temperatura controllata, colore lucente, texture vellutata, pieno di antiossidanti e soprattutto se ne può mangiare a chili e l’alito non sa comunque di discarica. Il cibo è da sempre uno status symbol, il più feroce e preciso indicatore sociale fin dalla preistoria, nella contemporaneità è sempre più spesso anche un indicatore politico. Mentre il presidente Donald Trump non perde occasione per farsi immortalare mentre addenta un double cheeseburger, bombardando sé stesso (per una volta) di grassi saturi in Italia sempre più personalità social decisamente progressiste (termine declinabile nei vari casi in ambientaliste, anticapitaliste, femministe, Pro-Pal) sono vegane. Da Selvaggia Lucarelli a Naike Rivelli da MariaSofia Pia Federico alla Coatta Vegana e tanti altri, nei loro profili fanno riferimento alla dieta vegana, più raramente vegetariana. Un regime alimentare diventa un codice di riconoscimento sociale, una consapevolezza che unisce nelle differenze. Se mai, annebbiamento da glucosio permettendo, ci sarà una nuova rivoluzione francese magari contro i tecno-tiranni, alla parola uguaglianza del celebre motto, perché sia ancora di senso compiuto, andrà aggiunto l’aggettivo antispecista. Chiudi gli occhi e assaggia, il sashimi di anguria sa davvero di mare.