Il vino italiano continua a essere uno dei simboli del Made in Italy. Forte di una domanda che resta sostenuta sia in Italia sia sui mercati internazionali, il settore sta vivendo una nuova fase di evoluzione. La competizione non si gioca più solo sulla qualità del vino, ma anche sulla capacità di affiancare alla produzione investimenti in tecnologia, sostenibilità, tutela dei vitigni autoctoni ed enoturismo. È lungo questa direttrice che si sviluppa il progetto imprenditoriale di Enzo Rillo che nel Sannio, l’area collinare della provincia di Benevento, ha costruito un modello fondato sull’integrazione tra innovazione produttiva e valorizzazione del patrimonio vitivinicolo e culturale del territorio.

Nel 2023 l’imprenditore ha rilevato e salvato dalla crisi la Cantina del Taburno, storica cooperativa fondata nel 1972 alle pendici del Monte Taburno, investendo oltre dieci milioni di euro: circa quattro milioni per l’acquisizione e sei milioni destinati all’ammodernamento tecnologico e produttivo. Un intervento che ha permesso di ampliare la gamma dei vini fermi, avviare da zero la produzione di spumanti e gettare le basi per una nuova fase di crescita. Oggi la produzione ha superato il milione di bottiglie annue e punta a raggiungere i cinque milioni nei prossimi anni grazie agli investimenti in tecnologie e all’ampliamento della capacità operativa. I pilastri del portfolio sono Falanghina del Sannio Doc (sottozona Taburno) e Aglianico del Taburno Docg, insieme a Coda di Volpe, Greco, Barbera del Sannio, Piedirosso, grappe e un’intera linea di spumanti.