Un indizio è un indizio, due sono una coincidenza, tre fanno una prova. E il terzo potrebbe arrivare già dall’incontro di martedì pomeriggio a Washington tra il presidente Volodymyr Zelensky e l’omologo americano Donald Trump. Nel frattempo, però, sono già due gli episodi che suggeriscono la volontà del leader di Kiev di dare il suo contributo nella guerra mediorientale, mentre continua a combattere quella dentro casa sua contro l’invasore russo, al fianco di Usa e Israele. L’obiettivo è quello di ingraziarsi il capo della Casa Bianca e ottenere un maggiore supporto militare americano per fronteggiare le truppe di Vladimir Putin.
Il primo indizio, il più eclatante, è quello che risale al 25 luglio, quando un raid a lungo raggio dell’esercito ucraino ha colpito un cargo iraniano nel Mar Caspio che stava trasportando armi tra la Federazione e la Repubblica islamica. Il presidente ucraino ha subito rivendicato l’azione, cosciente che questo avrebbe fatto piacere a quello che spera di far diventare il suo primo alleato: il presidente americano.
Ci aveva già provato nelle ore immediatamente successive all’attacco unilaterale statunitense contro il Paese degli ayatollah, il 28 febbraio scorso, offrendo supporto tecnologico e militare ai Paesi del Golfo alleati di Washington che in quelle ore erano bersaglio della rappresaglia di Teheran. E proprio nella Penisola Arabica, secondo indizio, Kiev sta già operando attivamente e sottotraccia: stando alle dichiarazioni del consigliere per la Sicurezza Nazionale iracheno, Qasim al-Aboudi, a Dijlah TV, da elementi in possesso dell’esecutivo di Baghdad emerge “un’interferenza ucraina in Iraq” con “cellule appartenenti all’Ucraina” che stanno sferrando attacchi contro strutture dell’esecutivo iracheno.












