L’AI sta cambiando in profondità il settore audiovisivo e pone interrogativi che riguardano innovazione, diritti, trasparenza e regole. Mentre la Commissione europea ha avviato la revisione della direttiva sui servizi di media audiovisivi (Amsd), il dibattito si concentra sull’equilibrio tra sostegno allo sviluppo tecnologico e tutela degli obiettivi culturali e democratici dell’Unione. Ne parliamo con Stefano da Empoli, co-founder di Techno Polis, docente di Economics of Digital Competition and Innovation all’Università Roma Tre e presidente di I-Com, Istituto per la Competitività.
Qual è oggi l’impatto dell’AI sulla filiera audiovisiva europea?
L’intelligenza artificiale sta trasformando l’intera filiera, dalla fase di sviluppo editoriale fino alla distribuzione e alla moderazione dei contenuti. Non riguarda solo la produzione creativa, ma investe ogni passaggio del ciclo industriale. Da un lato aumenta efficienza e produttività, riducendo tempi e costi in numerose attività e, dall’altro, apre questioni regolatorie che riguardano diritti, trasparenza, tutela del lavoro creativo e pluralismo.
Quali opportunità offre alle imprese del settore?
Consente anche agli operatori di dimensioni più contenute di accedere a strumenti prima riservati ai grandi player. Può favorire lo sviluppo di concept, la realizzazione di storyboard, la localizzazione delle opere, la distribuzione transfrontaliera e l’accessibilità attraverso sottotitoli, audiodescrizioni e strumenti di ricerca più evoluti. Se governata correttamente, può rafforzare competitività, innovazione e circolazione delle opere europee.










