Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiChi nutrisse dubbi riguardo al radicalismo ideologico targato UE, e ai suoi effetti disastrosi sull'industria del vecchio continente, potrebbe limitarsi a constatare lo smantellamento dei grandi marchi automobilistici, e dell'indotto. Traendone sicure conclusioni. L’obbligo di abolire i motori termici entro il 2035, oltre a quello di adottare gli elettrici (dominati dal mercato cinese) somiglia a una corsa verso l'autodistruzione.
Ma se il Green Deal è il principale indicatore della Waterloo europea, c'è purtroppo anche altro di cui preoccuparsi, La sua parte la fa anche la direttiva sulla trasparenza retributiva, varata congiuntamente dal parlamento e dal Consiglio dei 27. Chi avesse voglia di leggersi il testo prolisso e irto di articoli (e in teoria tutti gli imprenditori del continente sarebbero tenuti a farlo) si troverebbe davanti a un complesso di obblighi spiccatamente anticapitalistici e ostili alla libera impresa.
L’obiettivo sarebbe quello di portare sul banco degli imputati, provocando ricorsi a pioggia in tribunale, tutte le imprese che non applicano criteri “neutri” nelle assunzioni, negli aumenti salariali e nelle promozioni. Sottraendoli dunque alla valutazione dell'imprenditore. Il quale verrebbe sottoposto periodicamente a controlli, e se ha più di 250 dipendenti sarebbe tenuto a pubblicare report periodici sul divario retributivo “di genere”. Se poi due lavoratori, uomini e donne che fossero, ricevessero stipendi diversi per lo stesso lavoro, non conterebbe il merito e la valutazione dell'azienda, ma la regola parificatrice stabilita da Bruxelles.








