L’impatto dei cambiamenti climatici stravolge le fasce costiere della Penisola con un’intensità mai registrata prima. Il nuovo dossier “Spiagge”, curato da Legambiente in collaborazione con l’Osservatorio Città Clima, traccia un quadro allarmante: dal 2010 ad oggi sono 1.073 gli eventi meteo estremi che hanno colpito 308 comuni costieri italiani, pari al 48% del totale dei municipi sul mare. A dominare la casistica sono allagamenti da piogge intense (404), trombe d’aria (286) e mareggiate (107). Negli ultimi cinque anni si è assistito a un vero e proprio picco, con le mareggiate aumentate del +550% e le raffiche di vento del +80%. Sul piano geografico è il Mezzogiorno a pagare il conto più alto: la Sicilia guida la classifica delle regioni più colpite con 232 eventi, seguita dalla Puglia a quota 136 e dalla Calabria con 104 episodi. A questa criticità si somma l’erosione costiera che, secondo le rilevazioni ISPRA, negli ultimi cinquant’anni ha inghiottito oltre 40 milioni di metri quadrati di spiaggia lungo la Penisola.

La vulnerabilità della costa calabrese: Lamezia Terme e Reggio Calabria le più colpite

In questo scenario di generale fragilità, la Calabria si posiziona tra le aree a maggior rischio dell’intero Paese. Dei 104 eventi meteo estremi censiti sul territorio regionale dal 2010, ben 89 si sono concentrati a partire dal 2015, confermando un’accelerazione costante dei fenomeni devastanti. Tra i centri urbani maggiormente esposti spiccano Lamezia Terme, con 15 eventi riconducibili in prevalenza ad allagamenti per piogge intense, e Reggio Calabria, con 12 episodi caratterizzati da criticità alle infrastrutture e allagamenti. Sul fronte morfologico, sui 613 chilometri di costa bassa calabrese, il 26,2% risulta attualmente interessato da fenomeni erosivi. Un contesto che impone una revisione strutturale della gestione del demanio e una maggiore tutela delle risorse naturali, come la posidonia spiaggiata, fondamentale barriera organica contro la forza delle mareggiate.