Milano, 28 luglio 2026 – Il 24 luglio Jensen Huang ha aperto un profilo su X e lo ha usato per rilanciare una lettera ai decisori americani, “Open Weights and American AI Leadership”, firmata da venticinque fra imprese e organizzazioni: Nvidia, Microsoft, Meta, IBM, Dell, Palantir, Perplexity, CrowdStrike, Hugging Face, Mozilla, la Linux Foundation, Andreessen Horowitz, Y Combinator, e una sola europea, la francese Mistral. La tesi è che il primato americano si misuri sull’ampiezza dell’ecosistema aperto più che sulla potenza del singolo modello di frontiera. L’elenco dei firmatari spiega la tesi meglio della tesi stessa: ci sono i produttori di chip e di server, il cloud, la sicurezza, le applicazioni, il capitale di rischio. Restano fuori OpenAI, Anthropic e Google, cioè le tre imprese il cui conto economico dipende dalla vendita del modello.

Siamo davanti a una manovra classica di economia industriale: rendere gratuito il complemento del proprio prodotto. IBM la eseguì nel 2001 mettendo un miliardo di dollari su Linux (nessun ricavo dal sistema operativo, ricavi crescenti su server, servizi e consulenza, ed erosione del margine di chi vendeva Unix). Google la ripeté con Android. Nvidia oggi ha un problema di struttura della domanda prima che di tecnologia: con i modelli chiusi i suoi acquirenti sono quattro hyperscaler che comprano a volume, negoziano da posizione di forza e stanno già progettando silicio proprio (TPU, Trainium, Maia, MTIA); con i pesi scaricabili gli acquirenti diventano ogni banca, ogni ospedale, ogni impresa manifatturiera, nessuno dei quali ha potere contrattuale. La quota di Nvidia negli acceleratori per data center, stimata sopra il novanta per cento, oggi dipende da quattro compratori capaci di trattare il prezzo e di sostituirla con silicio proprio; con i pesi aperti dipenderebbe da migliaia di compratori che non possono fare né l’una né l’altra cosa.