Bruxelles – Difesa comune, alla fine il governo Meloni cede e chiede i prestiti all’UE per sostenere il rilancio del settore. “Abbiamo deciso di utilizzare SAFE chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno“, annuncia il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in occasione dell’audizione nelle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.L’Italia dunque sceglie di utilizzare lo speciale strumento da 150 miliardi di euro di prestiti e accettare la quota che la Commissione aveva individuato per il Paese, al termine di un braccio di ferro con Bruxelles che ha premuto affinché anche l’Italia facesse uso delle risorse messe a disposizione. Il governo dunque si carica sulle spalle un prestito che dovrà restituire, ma questo non verrà considerato ai fini del calcolo del debito ai sensi delle regole comuni che intendono scorporare dalle valutazioni degli squilibri macro-economici le spese per la difesa, considerate come prioritarie.“Per come è stato impostato SAFE è uno strumento di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista a bilancio“, sostiene il ministro della Difesa, Guido Crosetto, anch’egli di fronte alle stesse commissioni parlamentari dove compare Tajani. Per questo, insiste Crosetto, “a oggi SAFE è una scelta puramente tecnica come finanziamento delle attuali spese della difesa”. A livello politico, invece, la scelta è “lo scostamento di bilancio, che voteremo, se voteremo, a settembre sullo 0,9 per la difesa e lo 0,6 per l’energia”.