L’Europa si prepara ad affrontare un nuovo inverno con margini di sicurezza sempre più ridotti sul fronte del gas. A lanciare l’allarme è Wood Mackenzie, secondo cui la combinazione tra stoccaggi ai minimi storici per il periodo, il ritorno della forte domanda asiatica di gas naturale liquefatto (Gnl) e le nuove tensioni nello Stretto di Hormuz sta riportando il mercato in una fase di forte vulnerabilità.
Dopo le recenti interruzioni dei flussi attraverso Hormuz, i prezzi spot del gas europeo sono già aumentati di oltre il 50% rispetto ai minimi registrati a metà giugno, superando i 60 euro per megawattora. Un segnale che, secondo gli analisti, dimostra come il mercato del gas sia oggi persino più sensibile del petrolio alle tensioni geopolitiche.
A preoccupare è soprattutto il livello delle riserve. A fine luglio gli stoccaggi europei risultano poco sopra il 50% della capacità, un valore eccezionalmente basso rispetto agli standard stagionali. Anche nello scenario più favorevole ipotizzato da Wood Mackenzie, che prevede il pieno ripristino della capacità produttiva del Qatar entro la fine di settembre, gli impianti europei arriverebbero al 75% di riempimento entro il 1° novembre, ben lontani dalla media del 90% registrata negli ultimi cinque anni. Lo scenario potrebbe peggiorare ulteriormente qualora le difficoltà nello Stretto di Hormuz dovessero protrarsi ancora per due mesi. In questo caso gli stoccaggi europei resterebbero sotto il 70%, aumentando il rischio di ulteriori rialzi dei prezzi e mettendo sotto pressione soprattutto le economie asiatiche emergenti, meno in grado di sostenere i costi elevati del Gnl.






