<p><strong>Royal Philips</strong> cede circa l'11% alla <strong>Borsa di Amsterdam</strong>.
La società medtech, partecipata per circa il 19% da <strong>Exor</strong>, ha riportato conti leggermente migliori delle stime grazie ai <strong>rimborsi sui dazi</strong>, ma sul futuro (anche prossimo) si affollano nubi che limitano la visibilità e aumentano il rischio di esecuzione.
Due, in particolare, sono le criticità che hanno portato a un deterioramento del sentiment sul titolo: l'andamento delle vendite in <strong>Cina</strong> e il <strong>rallentamento dell'acquisizione di ordini</strong>. dell'acquisizione di ordini.
Il valore della partecipazione di <strong>Exor</strong> in <strong>Philips</strong> nel confronto con il prezzo di chiusura di ieri scende di circa 460 milioni di euro. </p> <p><strong>Philips</strong> ha chiuso il secondo trimestre con vendite consolidate comparabili di 4,36 miliardi di euro (+4% a/a), risultato operativo di 609 milioni (includendo 186 milioni di rimborsi di dazi) e <strong>margine ebita</strong> di 16,4%, con utile netto di 386 milioni che si confronta con i 240 milioni del pari periodo del 2025.
La crescita organica delle vendite del 4% si colloca solo frazionalmente sotto le stime degli analisti di <strong>Jefferies</strong> a +4,1% e batte il consenso fermo a +3,8%.









