Mai dal 2011 si erano viste scene di così grave violenza in Val di Susa: una guerriglia organizzata che ha trasformato i cantieri dell’alta velocità in un campo di battaglia, dove solo per la bravura delle forze dell’ordine non si è verificato l’incidente drammatico. La conta dei feriti è comunque impressionante, oltre 130 solo tra le forze di polizia: un bollettino di guerra che non è accettabile in un Paese democratico come l’Italia. La procura di Torino sta indagando per individuare i responsabili, gli identificati sono oltre 1500 ma si sta valutando di integrare l’aggravante delle finalità terroristiche, agganciandola alla devastazione e saccheggio.Per il momento è un’ipotesi, come riferisce La Stampa, ma si fa sempre più concreta con il passare delle ore, alla luce del fatto che l’assalto ai cantieri, soprattutto quelli di Chiomonte e San Didero, potrebbe configurare “condotte che possono arrecare grave danno ad un Paese e realizzate allo scopo di costringere i poteri pubblici a compiere (o astenersi dal compiere) da un qualsiasi atto”. Una definizione sovrapponibile agli ultimi eventi, anche nella formulazione di atti volti “a destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese”. I cantieri dell’alta velocità sono un’infrastruttura fondante dell’Italia, una grande opera chiave per l’economia del Paese e questo dovrebbe bastare a giustificare l’accusa ma a processo non è così semplice che venga riconosciuta, come è già accaduto con i processi del passato. Non è comunque una partita chiusa ma con le nuove evoluzioni tutto è possibile.Intanto si indaga sul “Blocco Nero” e secondo la procura di Torino la regia di Askatasuna, il centro sociale torinese che da dicembre non ha più una sede ma che non ha mai smesso di organizzarsi e di operare tra le pieghe della democrazia e dell’ordine costituito, è un elemento quasi assodato. I suoi esponenti c’erano, lo dimostrano le immagini condivise sui social, e secondo la procura c’era la loro mano sull’attacco al cantiere di San Didero, sia come strategia che come manodopera. Era comunque presente l’ampio blocco straniero, per lo più francese, come dimostrano anche i fermi effettuati lungo le strade che escono dalla Valle. Ci sono stati per ora 11 provvedimenti, tutti a carico di stranieri: due tedeschi sono stati sottoposti al fermo preventivo per l’accompagnamento coattivo al Paese di appartenenza. Mentre per gli altri sono scattati i fogli di via. Nel frattempo sono stati identificati tutti i partecipanti al campeggio di Venaus, propaggine dell’organizzazione No Tav, da cui sono partiti moltissimi degli antagonisti che hanno partecipato alla guerriglia. Un provvedimento che ha fatto protestare i centri sociali e i movimenti oltranzisti No Tav, che ora accusano lo “Stato di polizia”.