Guerriglia in Valle di Susa dove i cantieri dell'Alta Velocità sono stati presi d'assalto da centinaia di antagonisti incappucciati, che hanno utilizzato anche molotov negli attacchi. Una cinquantina i feriti tra le forze dell'ordine e camionette date alle fiamme: questo il primo bilancio di una vera e propria battaglia. "Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le Forze dell'Ordine non sta difendendo un'idea, sta attaccando lo Stato", ha scritto la premier Giorgia Meloni sui social, aggiungendo che "la violenza non piegherà lo Stato: chi serve l'Italia non sarà mai lasciato solo". I cantieri di San Didero, e soprattutto di Chiomonte, sono stati assaltati da centinaia di antagonisti appartenenti al cosiddetto Blocco Nero, eredi dei Black Bloc che un decennio fa furono protagonisti di guerriglie urbane in diverse città, tra cui Genova durante il G8 del 2001.Italiani e stranieri, numerosi i francesi ma anche spagnoli e tedeschi, hanno approfittato della manifestazione No Tav, ribattezzata dagli organizzatori "marcia verso i cantieri della devastazione", partita da Venaus e che, secondo il movimento, ha visto la partecipazione di ventimila persone.

Tra queste gli appartenenti all'ala più oltranzista, che hanno lanciato bombe carta, razzi, pietre e, come non accadeva da tempo, numerose bottiglie incendiarie contro le forze dell'ordine schierate a protezione dei cantieri. Gli scontri più duri si sono registrati a Chiomonte, dove gli incappucciati sono riusciti a entrare nell'area del cantiere e hanno dato fuoco ad almeno due camionette dei carabinieri. Dopo la partenza del corteo No Tav, organizzato a margine della decima edizione del Festival Alta Felicità, gli attivisti si sono divisi in differenti gruppi. Le prime tensioni, durate una ventina di minuti, si sono viste a San Didero, dove le forze dell'ordine hanno risposto al lancio di bombe carta e pietre con i lacrimogeni, allontanando i manifestanti. Intanto un gruppo più numeroso ha raggiunto, attraverso i sentieri, il cantiere di Chiomonte. Il Blocco Nero ha quindi attaccato su più fronti, apparentemente seguendo una strategia coordinata e un piano prestabilito.