| 28 Luglio 2026 11:02 |
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(Adnkronos) –
Nel mondo circa 287 milioni di persone convivono con un’epatite virale cronica, ma una quota rilevante delle infezioni resta ancora oggi senza diagnosi. “Rimane una delle malattie infettive più letali al mondo, con circa 1,3 milioni di decessi stimati nel 2024 e un tasso di mortalità in continua crescita”. Sul totale decessi, “circa l’85% è stato correlato all’epatie B” e “dal 2015 le morti associate” a questa infezione “sono aumentate del 17% a causa dei limiti nella diagnosi e nel trattamento. Questo è inaccettabile”, è il monito dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in un focus online nella Giornata mondiale dell’epatite che si celebra oggi, 28 luglio, e in un nuovo rapporto che valuta i progressi compiuti nell’attuazione delle Strategie globali per il settore sanitario in materia di Hiv, epatite virale e infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) per il periodo 2022-2030, diffuso in occasione della 26esima Conferenza internazionale sull’Aids in corso in Brasile, a Rio de Janeiro.
Amcli Ets – Associazione microbiologi clinici italiani richiama l’attenzione sul ‘sommerso’ delle epatiti virali croniche, uno dei principali ostacoli al raggiungimento dell’obiettivo indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità di ridurre entro il 2030 del 90% le nuove infezioni e del 65% la mortalità correlata, attraverso un accesso equo e universale alla prevenzione, allo screening e alle terapie efficaci. La data della Giornata mondiale istituita dall’Oms è in concomitanza con l’anniversario della nascita di Baruch Blumberg (1925-2011), premio Nobel per la Medicina nel 1976 per la scoperta del virus dell’epatite B e per lo sviluppo del primo vaccino.












