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L’ultima volta che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha visto il presidente statunitense Donald Trump alla Casa Bianca, a febbraio, fu per un incontro storico, in cui Netanyahu ottenne probabilmente il suo maggiore successo di politica estera: convincere Trump ad attaccare l’Iran. Quello di portare gli Stati Uniti ad attaccare il maggiore nemico di Israele nella regione era un obiettivo che Netanyahu aveva da decenni, e che non gli era mai riuscito con nessun altro presidente. L’attacco divenne il simbolo dell’influenza eccezionale che Netanyahu esercitava sull’amministrazione americana.

Netanyahu torna in visita alla Casa Bianca oggi, martedì 28 luglio, e in questi cinque mesi è cambiato praticamente tutto.

La guerra in Iran, anziché chiudersi con un rapido trionfo come Netanyahu aveva promesso a Trump, si è estesa a tutto il Medio Oriente e si sta trascinando senza che il regime iraniano accenni a cedere, anzi. Ha provocato una crisi energetica globale e sta danneggiando Trump e il Partito Repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato a novembre. L’accoglienza di Trump per Netanyahu, questa volta, sarà meno calorosa.

In questi mesi sono usciti molti articoli e retroscena che mostrano come il rapporto tra Trump e Netanyahu si sia deteriorato. Le telefonate tra i due sono diventate via via più tese e Trump qualche volta ha alzato la voce e i toni: di recente ha detto a Netanyahu che è «completamente pazzo» e che è colpa sua se tutti odiano Israele.