Venere è un luogo inospitale, ma potrebbe essere lontano dal pianeta geologicamente 'dormiente' che è stato ritenuto a lungo. Una nuova ricerca guidata dal Politecnico Federale (Eth) di Zurigo e pubblicata sulla rivista Nature Geoscience indica, infatti, che le ripide vallate venusiane, che possono estendersi anche per 10mila chilometri, si sono formate almeno in parte in tempi relativamente recenti, dimostrando così che Venere è ancora geologicamente attivo. I risultati dello studio, condotto grazie a modelli elaborati al computer, potrebbero aiutare a individuare regioni di particolare interesse per le future missioni dirette sul pianeta: tra queste, EnVision dell'Agenzia Spaziale Europea, il cui lancio è previsto per il 2031.
I ricercatori guidati da Xi Yang sono riusciti per la prima volta a simulare in 3D e in alta risoluzione le vallate venusiane, in modo da comprenderne meglio il processo di formazione. Il modello utilizzato mostra che i ripidi bordi che delimitano queste profonde spaccature della crosta, simili alla Rift Valley Africana sulla Terra, si formano quando l'attività tettonica è ancora presente o ha cessato da poco. Una volta che i movimenti geologici si fermano, i bordi tendono ad appiattirsi molto velocemente, eppure queste strutture sono ancora evidenti nelle immagini ottenute dalla sonda Magellan della Nasa durante la sua missione negli anni '90.










