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Cento giorni per il «sì» finale allo stadio della Roma, 60 per chiudere la conferenza dei servizi decisoria, partita ieri con il ricordo di Dino Viola e Franco Sensi, evocato da un emozionato ministro dello Sport Andrea Abodi mentre nella Sala Polifunzionale di Palazzo Chigi veniva illustrata la roadmap. Grazie alla Struttura commissariale sugli stadi candidati a Euro 2032, voluta dal Governo, le tempistiche autorizzative si sono più che dimezzate. «Di solito questo percorso dura circa 260 giorni», ha spiegato il commissario Massimo Sessa, da ieri affiancato ufficialmente da due sub-commissari: il sindaco Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
Il primo ha ribadito che «l’obiettivo è realistico», il secondo, pur ricordando le esigenze di viabilità dell’ospedale Pertini, non ha esitato a definire quella di ieri «una bella giornata per la città». C’è poca voglia di pensare ai soliti ostacoli e alle proteste dei comitati anti-stadio, che al mattino hanno esposto striscioni fuori dal Mit. Gualtieri, Rocca e Sessa siedono vicini poco dopo la prima seduta della conferenza dei servizi, in cui ci si sarebbe limitati a chiarire alcuni aspetti procedurali. Con loro, al tavolo, i ministri Abodi e Matteo Salvini. E già guarda al futuro Lucia Bernabè, responsabile Relazioni istituzionali dell’As Roma, sottolineando che lo stadio potrà «attrarre investimenti stranieri», mentre da subito c’è l’impegno a cambiare il volto del quadrante di Pietralata.












