Se l’obiettivo dei cinesi era impressionare gli americani con un’Ipo spettacolare, ci sono riusciti. Cxmt, produttore di chip di memoria Dram indispensabili per alimentare le piattaforme di intelligenza artificiale di nuova generazione, ha debuttato lunedì mattina alla Borsa di Shanghai con un rialzo del 500 per cento, spingendo la società verso una capitalizzazione di circa 540 miliardi di dollari. Una valutazione che oggi supera quella della mega banca cinese Icbc.Per dimensioni e interesse degli investitori, l’Ipo di Cxmt ha pochi precedenti nella storia dei mercati finanziari asiatici e, come anticipato dal Foglio, assume un significato che va oltre la finanza: è un nuovo capitolo della sfida tecnologica tra Cina e Stati Uniti. Pechino punta infatti sempre di più sulle produzioni nazionali per ridurre la dipendenza dall’estero nella corsa all’intelligenza artificiale, e i capitali raccolti dalla quotazione permetteranno a ChangXin Memory Technologies di ampliare la capacità produttiva e rafforzare la propria presenza globale.Cxmt è già oggi uno dei principali produttori mondiali di memorie Dram, componenti essenziali per i sistemi di calcolo avanzato utilizzati dalle grandi aziende tecnologiche e dai costruttori di data center. Non è un caso che il Pentagono abbia recentemente deciso di rimuovere la società dalla lista nera in cui era stata inserita. La domanda globale di chip di memoria è infatti esplosa con la crescita dell’Ai: nell’ultimo anno i prezzi sono aumentati del 200 per cento, alimentando una corsa agli approvvigionamenti e facendo crescere il valore dei pochi produttori in grado di soddisfare il mercato.Si è così creato un vero mercato della “memoria per l’Ai”, caratterizzato da una domanda superiore alle aspettative e destinato a sostenere ulteriormente le quotazioni dei principali operatori. Il debutto record di Cxmt rafforza anche la narrazione del governo di Xi Jinping sulla capacità della Cina di raggiungere l’autosufficienza tecnologica e competere con gli Stati Uniti nei settori strategici del futuro.Ora la risposta passa a Washington. Gli Stati Uniti, dove anche grandi aziende come Apple acquistano chip prodotti da Cxmt, dovranno dimostrare di poter mantenere il vantaggio nella corsa ai semiconduttori. Una guerra tecnologica in cui l’Europa, ancora una volta, rischia di restare più spettatrice che protagonista.