«In questi ultimi due anni, avendo avuto una bambina meravigliosa, ho fatto più la spettatrice, e quello a cui ho assistito è che il cinema italiano si è un po’ degradato, tra la questione dei fondi e la selezione dei film ai festival con pochissime registe donne. C’è ancora tanto su cui lavorare». Valeria Bilello è nella giuria internazionale del Magna Graecia Film Festival, dove è arrivata con il compagno Tommaso Labate e la piccola figlia Linda. Il suo ritorno al cinema sarà in autunno con L’Ultimo salto di Umberto Carteni, insieme a Marco Giallini e Max Tortora, nel frattempo sta lavorando a un progetto tutto suo, «il mio primo corto da regista». Fa discutere che alla Mostra del cinema di Venezia ci sia una sola regista in concorso. Che idea si è fatta?«Mi sembra curioso, tanti dicono che bisogna guardare alla qualità, ma mi chiedo come mai questo sguardo femminile a cui siamo sempre meno abituati non sembra interessare. Che succede, ci siamo disabituati? O è diventato troppo pungente quello sguardo?». Come si risponde? «Viene da pensare male, viene da pensare che forse le autrici oggi abbiano fin troppo da dire. Le donne sono capaci di raccontare con poesia cose molto dure, eppure fanno ancora fatica a emergere nel panorama nazionale e internazionale». Ha lavorato su set internazionali come la serie Sense8. Che ricordo ne ha? «Per la prima volta non ero vista come la ragazza della porta accanto, mi divertivo a interpretare una villain, Lila Facchini, una cattiva sofisticata, sexy, dalla crudeltà inaudita. Ho ricordi bellissimi di un periodo folle in cui giravamo in tutto il mondo, Berlino, Parigi, Londra – anche in Italia, il mio personaggio arrivava da Napoli – e poi in Africa, Corea, Stati Uniti, una produzione milionaria che alla fine è stata chiusa perché le registe, le sorelle Wachowski, non avrebbero mai accettato di ridimensionare la loro creatività». Hanno fatto bene? «Non si sono svendute ed è rimasta una serie cult, oltre che la prima produzione Netflix a raccontare i diritti LGBTQ+ e il sesso LGBTQ+. Narrava la ricerca della propria identità anche attraverso il supporto degli altri, la bellezza dei Sense8 era che si collegavano e aiutavano fra loro».
Valeria Bilello: “Povero cinema, senza fondi e con poche donne”
L’attrice torna in sala in autunno dopo lo stop per maternità “Farò anche un corto da regista, avere una figlia mi ha cambiato”








